La Dolce Alexia avvisa tutti i visitatori che....

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domenica 8 novembre 2009

Napoli

E' da un po' di tempo che ci non vado a visitare questa città che mi ha lasciato un po' di amarezza nel cuore dal ultima volta trascorsa li. La amo e nello stesso tempo la odio. E' li che trovo le cose simili del mio paese, tradizione, la gente allegra e un po' pazzerella con modi di fare. Una città che ti costringe di stare sempre con gli occhi aperti che non sai dove ti fregano.
Ma mi sono promessa che prima o poi ritornerò, per fare una passeggiata sulle vie e piazzette del centro di città, per fare la colazione al bar "Gambrinus" dove fanno una sfogliatela che si scioglie in bocca. Domani sarò in partenza e mancherò qualche giorno.
Spero che il tempo si calma un po' per godermi un po' di sole napoletano.
Non so se qualcuno dei vecchi amici si farà sentire, è passato tanto tempo da quando ho perso i contatti con loro.
Un bacione.

giovedì 5 novembre 2009

Storia di una donna(parte II)

Irina è nata in una piccola città. Aveva una normale infanzia sovietica, come tante altre bambine: bambole di plastica, vacanze nella campagna dai nonni, a scuola la raccolta di rifiuti di carta, il primo amore era il compagno di classe. Quando aveva 12 anni, un amico le regalò un vecchio disco con le canzoni di un cantante italiano di quei tempi. Dalla foto sulla busta la guardava un bel uomo con gli occhi tristi. Sentendo le sue canzoni, lei si innamorò di quella voce meravigliosa. Tutte le ragazze della sua età almeno una volta hanno vissuto il periodo del innamoramento in qualche pop star. Manifesti sui muri, lacrime nella notte, sogni magici. Ma nessuna di loro credeva davvero in un possibile incontro con il loro cantante preferito, e felicemente uscivano da quel periodo folle.
Irina si innamorò sul serio. lei era sicura di poter raggiungere il suo sogno, di appartenere al suo cantante preferito. In biblioteca aveva per caso trovato un vocabolario italiano. La sera, chiusa nella sua stanza, cercava di studiare la lingua italiana. Era molto difficile perché in una piccola città come la sua nessuno sapeva parlare questa lingua. Ma l'obiettivo che lei aveva davanti era cosi bello che non notava le difficoltà, nel suo cuore c'era un grande amore.
Per anni lei studiava italiano, cercava i libri, dischi, raccogliendo le briciole di qualsiasi informazione su Italia. Le canzoni del suo idolo diventavano sempre più chiari.
Dopo la scuola Irina è partita a Kiev, da li c'era la possibilità di arrivare ovunque. L'Unione Sovietica era appena crollata a pezzi, tutti cercavano in qualche modo di adattarsi alla nuova vita. Un giorno Irina trova un annuncio su giornale:"Cerchiamo le ragazze per lavoro in Italia..." Leggendo la parola "Italia", decide subito di chiamare il telefono indicato sul annuncio.
Una ragazza ingenua di provincia che sogna il grande amore finalmente era arrivata nel paese dei sogni. Ma Italia non era affatto come la sognava lei, guardando i film italiani. Nel appartamento dove abitava lei c'erano altre tre ragazze russe. Qui non erano le bambine di mamma e papà, ma le prostitute. Gli sfruttatori prendevano tutto il denaro che guadagnavano, lasciando alle ragazze le briciole per non farli morire di fame. La possibilità di scappare da questa sporcizia non c'era. E solo una cosa che teneva la compagnia a Irina in quel inferno era un vecchio registratore e le canzoni del suo idolo.
Fuggire da questo bordello l'ha aiutata ottima conoscenza del italiano. Era riuscita a raccontare qualche balla ad uno dei suoi clienti che la portò via, aiutandola con i documenti.
Era libera e aveva deciso finalmente di trovare il suo cantante preferito. Iniziò a viaggiare per tutta Italia, lavorando come donna di pulizie. A volte non aveva neanche da mangiare. Ma lei seguiva il suo sogno. Conosceva tutti tour di concerti del cantante. Una volta lei era andata al suo concerto. Ragazzina impazzita che faceva di tutto per farsi notare e per avvicinarsi. Lui vide la sua ammiratrice, incuriosito chiede alla guardia di sicurezza di portarla da lui.
Irina era scossa dalla paura e di felicità, ora sarà accanto al suo idolo, per il quale ha dovuto subire tutte le umiliazioni e sofferenze. Ed ecco nel momento più bello della sua vita, lei è qui, davanti a lui.
Ma l'idolo nudo, sudato e peloso non era diverso dai suoi clienti, era un sporco e pervertito animale che cercava di farle del male e di umiliarla.
Piena di lividi in lacrime ha corso fuori dalla stanza sua. Per tutta la notte singhiozzava nella sua piccola stanzetta, e al mattino con gli occhi già asciutti andò al ambasciata. Per un po' di tempo non poteva uscire da Italia, ma quando è tornata a casa nel suo paese era molto dispiaciuta. C'era solo la fame e la miseria.
Ha dovuto sopportare tanti cambiamenti e ci mancava poco per non cadere di nuovo in qualche vortice terribile. Ma l'ha aiutato un caso.
Una conoscente le aveva chiesto se poteva accompagnare in Italia una amica ricca che sognava di visitare quel paese, ma che non conosceva né la lingua, né il posto.
Irina accetta e parte con la signora che era rimasta contenta della sua guida e , passa parola, le fa una bella raccomandazione nel ambiente dei "nuovi ricchi russi".
Ben presto Irina si rese conto che poteva aprire una sua agenzia di viaggi. L'agenzia aveva poca concorrenza, grazie alle conoscenze di Irina. Il lavoro duro e frenetico non lasciava il tempo per riflessioni e sofferenze. E tutte le ferite nel cuore sono guarite con tempo.
Da una parte ringraziava anche il suo idolo-idiota che le ha fatto togliere gli occhiali rosa. Ora lei non è una povera ragazzina provinciale, ma una ricca donna d'affari.

mercoledì 4 novembre 2009

Storia di una donna(parte I)

Questa storia mi è stata raccontata da una persona quando ero in mio paese. Io soltanto la riporto qui, trasformandola in un racconto con i nomi inventati.

-Salve, cerco signora Irina!
-Chi la cerca?-chiede gentilmente la segretaria.
-Sono una giovane giornalista. Lavoro per la rivista "Donna moderna"
-Aspetti un attimo....
Nel telefono si sentiva una bella melodia, la canzone italiana di anni 80.
-Si, l'ascolto, sono Irina.-una voce rigida, ma piacevole
-Sono dalla rivista "Donna moderna". Vorrei intervistarla per il nostro articolo "Business Lady".
-Come mai questo interesse nei miei confronti?
-Siamo alla ricerca di donne d'affari che hanno ottenuto il grande successo nella vita e vorremo raccontare di lei ai nostri lettori. La vostra agenzia di viaggi è ben conosciuta e pensiamo che molti potrebbero essere interessati alla sua biografia.
-Va bene, domani alle 19.00 l'aspetto al ristorante italiano "Delizia", avrò qualche ora libera.
-Ok. Avrò con me la rivista, cosi mi riconoscerete.
la giovane giornalista era in anticipo, aveva la gran voglia dopo una giornata frenetica di assaporare la cucina italiana. Il ristorante era bello, suonava la musica italiana, si sentiva il rumore dei coltelli e forchette e il profumo della cucina. Ha ordinato la pizza e il caffè.
Esattamente alle sette di sera si apre la porta e entra una donna. Molto bella, vestita con classe e eleganza, con il viso un po' stanco e pallido. Si guardò intorno, cercando qualcuno.
-Salve. Presumo che è lei la giornalista che mi deve intervistare!?
-Si. Buona sera, signora Irina.
Irina con la grazia si siede al tavolo e, sorridendo ha detto:
-Poi darmi del "tu". Ma come mai stai mangiando questo? Ora ti ordino qualcosa di meglio.
Ha chiamato il cameriere, parlando in un italiano perfetto. Il cameriere sorrise:
-Si, signora Irina.
Sembra che in questo ristorante la conoscevano bene. C'era poco da sorprendersi, la sua agenzia si occupava specialmente di viaggi in Italia.
Irina sorridendo, diceva:
-Qui fanno un buon risotto ai frutti di mare.
-Vedo, che conosci bene Italia.
-Oh, si, la conosco bene. Gli occhi di Irina divennero tristi, ma lei sorrise e disse:
-E che cosa vi interessa nel mio lavoro?
La giornalista ha tirato fuori il registratore e ha cominciato a fare le domande già preparate.
-Irina, dimmi, quanto tempo fa hai creato la tua agenzia?
-12 anni fa.
-Come mai la tua agenzia cosi tanti anni è la prima in questo settore?
-Come hai notato, io conosco bene Italia e gli italiani. Ho stabilito dei forti relazioni di lavoro con molti alberghi, case private. la gente che lavora per me parla perfettamente italiano, conosce bene la storia del paese.
-Irina, ma tu spesso vai in Italia?
-No, non ci vado da 5 anni, preferisco altri posti.
-Come mai?
-Vedi, ho vissuto in Italia per 3 anni e l'esperienza era sufficiente per tutta la vita. Ma non vorrei parlare ora di questo.
La giornalista era sorpresa, ma continuava con le domande.
-Irina, la prego di dirmi come riesce a fare il capo di una agenzia cosi grande, moglie e madre di due figli, e anche viaggiare per il mondo?
-E' facile, quando si impara a organizzare il tempo. Soprattutto perché ho un buon marito che mi sostiene sempre.
-Che lavoro fa il suo marito?
-Lui lavora nella mia agenzia.
-Scusa per la domanda un po' personale. Ma ti preoccupa il fatto che sei il capo e lui è un tuo dipendente?
-Vedi, io apprezzo la gente non per lo stato o posizione sociale, ma per le qualità. Lui è molto gentile e un galantuomo, su questo posso sempre contare.
-E come vi siete conosciuti?
-E' venuto cercare il lavoro nella agenzia.
-Non ti viene il dubbio che ti ha sposato per un scopo?
-No. Perchè quando ci siamo conosciuti lui non sapeva che io sono la proprietaria della agenzia e ha pensato che sono una delle tante ragazze che lavora qui.
-Molto interessante. E non si sente a disagio dalla sua posizione?
-Non credo. Lui è capo della famiglia e tutti problemi li affrontiamo insieme. E sono molto felice che nella mia vita c'è una persona affidabile.
All'improvviso Irina ha detto:
-Sai, ti manderò le brochure della mia agenzia e fai l'intervista senza la mia partecipazione. Spiacente, ma devo andare.
Lei si alzò e se ne andò. La giornalista era contenta, si poteva scrivere una bella storia anche da questa intervista.
Irina, uscendo dal ristorante, andò diretta verso la macchina, dove la aspettava l'autista.
-Come mai cosi presto, signora?-disse lui-La giornalista vi ha torturata?
-Un po'. E' una professione che costringe di ficcare il naso nel anima degli altri.
-Ma di che cosa ha paura? Noi siamo gente pulita.
Irina sorrise e non disse nulla, ascoltando una canzone italiana dalla radio.
Chiuse gli occhi, e i ricordi indesiderati di nuovo stringevano il cuore...

lunedì 2 novembre 2009

Isabella

Ogni anno all arrivo di autunno ho una strana sensazione, una strana voglia...
Questo non fa nessun effetto sulla mia vita quotidiana, a volte posso dimenticarla per un po'. Ma da metà di settembre questa voglia inizia saltare dentro di me. Sta diventando impaziente ed esigente, mi fa girare per la città in cerca di quel gusto che mi manca. E cosi ogni tanto, camminando sotto il sole o sotto la pioggia, mi porta al mercato di frutta. Devo fare questo passo, anche quando il frigorifero di casa è pieno di tanta frutta, anche quando non ho fame. Perché mi eccita questa attesa frenetica.
Entro in un mercato, gli occhi sono accecati da tanti colori esotici. Apro gli occhi e cerco di distinguere un colore dall'altro. Mi basta un minuto per vedere tutto questo. E poi mi serve un altro minuto, quel minuto che mi costringe di entrare qui. Un minuto per prendere il respiro profondo per sentire l'aria del mercato e trovare la cosa più importante, quel componente necessario. Di solito lo trovo con difficoltà.
E poi arriva il giorno in cui tutto cambia. Entro al mercato, chiudo e apro gli occhi... L'attesa non è più necessaria perché sento la sinfonia di aroma pungente e solare, una melodia mistica. Questo brano ha un sapore di frutta matura, color viola. Uva Isabella.
Non mi ricordo quando mi innamorai di questo odore forte e particolare. Forse sono nata con questo amore. L'uva cominciò a vivere per me quando per prima volta l'ho sentita nelle labbra. Ma Isabella non è solo l'uva, è un sfizio... Il suo odore, il suo sapore mi fa dimenticare tutto, mi porta verso sogni e ricordi, verso altri mondi dove c'è tanto sole, e la terra è piena di colori, odori e sapori.
Anche allora, nella mia infanzia, non capivo che sapevo già che Isabella è gelosa. Lei non sopporta la fretta e la volgarità. Da quel momento Isabella per me è il piacere, mistero, cerimonia.
Con attenzione e delicatezza, cercando di non schiacciare, io separo l'uva dal grappolo. Con le dita la porto alle labbra, faccio un respiro profondo, lasciando il sapore entrare dentro di me.
Per un po' la tengo fra le labbra, poi premo delicatamente e la polpa setosa cade sulla lingua. Sentirla in bocca è un piacere, il suo sapore pungente a volte fa venire i vertigini.
Quando dal grappolo di uva rimane solo il scheletro, sulle mie labbra e le dita rimane ancora il colore viola scuro e il nobile odore di Isabella.
La mia storia d'amore con lei dura tanti anni. E solo verso settembre, inizio di ottobre abbiamo l'opportunità di stare insieme. Lei mi ricompensa l'amore e la passione. Questo tipo di amore che non richiede le parole, confessioni e promesse. In questo romanzo c'è solo una lunga attesa , l'euforia della riunione, il fuoco del desiderio e il possesso di estasi. Mentre riesco a respirare l'aria, spero di sentire il profumo magico che mi promette qualche giorno di amore folle e di gioia di autunno.

sabato 31 ottobre 2009

Foto nude

Una donna fiorisce quando le piace la sua immagine nello specchio. Tante non immaginano nemmeno quanto sono attraenti per poter conquistare il cuore e mente maschile. E non importa delle proporzioni. ognuna di noi conosce i suoi difetti, ma difficilmente indovina i pregi (in senso fisico e estetico). Li può vedere solo un fotografo.
Durante l'infanzia credevo di essere un bruttoanatrocolo. Quando le mie amiche avevano già i fidanzatini, io non immaginavo che avevo bisogno ancora di tempo per svilupparmi.
Ero al mare in una delle mie vacanze.
Lui si avvicinò e mi offri un servizio fotografico.
Le mie prime parole erano:"Mica sono una modella?"
"E tu prova, se non ti piaceranno, puoi distriggerli."
"Bene. Dove e quando li facciamo?"
"Proprio qui, sulla spiaggia. Nel mare, sulla sabbia."
Mi guardavo intorno, il luogo era un po' isolato, ma almeno ero sicura che non trovo dei curiosoni.
Ogni scatto era accompagnato di una leggera brezza delle onde di mare. Il vento che soffiava sulle mie spalle nude... Mi stavo divertendo. Non immaginavo neanche che entravo in questo ruolo con cosi tanta leggerezza.
La sera dopo ho incontrato il fotografo che mi ha portato le foto già pronte.
"Questa sono io? Sono cosi sensuale? Non credevo ai miei occhi, mi sembrava di vedere la copertina di una rivista."
"Questa sei tu. Sono i tuoi talenti nascosti, io soltanto ho ripreso questi momenti particolari. Ti sottovaluti, ragazza mia. La tua bellezza è inestimabile. Ogni donna ha la possibilità di provare e di mostrare quello che nasconde dentro di se davanti ad una fotocamera. Quello che vedi nella foto sei tu, nella vita reale. Ed è proprio le imperfezioni che ci rendono cosi sensuali e reali. Può capirlo solo un vero uomo."
Ero felice dal fatto di essermi innamorata di me stessa, del mio corpo. Questo, secondo me, non è l'egoismo, ma la fiducia in se stessi. In quel momento avevo capito che la ragazza dentro di me era ormai diventata un bel cigno.
Ma tutto questo era successo molti anni prima, prima che io iniziasse a capire quanto sono donna.
Ho iniziato a flirtare, avendo successo. Ho iniziato mostrarmi davanti le fotocamere, senza vergogna, esperimentando con me stessa. Donna senza veli.
Oggi se mi chiedete che cosa si prova a posare nudi davanti ad una persona estranea?
Rispondo che è una sensazione normale. Al inizio cerchi di ambientarti, poi nel corso delle riprese inizi a spogliarti. Un tipo di striptees nel corso di una giornata.. Non c'è nulla di vergognoso, perché per il fotografo sei solo un modello, un quadro ancora da finire.
Certo, fare le foto per te stessa è facile, se ti stufi puoi fermarti e andartene. Ma un servizio fotografico che ti serve per il lavoro è difficile da fare. Posizioni varie e insopportabili, che dopo una giornata cosi non sai dove mettere le ossa. L'abbigliamento che si cambia, il trucco che bisogna sempre sistemare. E mica costa poco un servizio fotografico da un bravo fotografo!
Chi ha saputo che mi piace tanto farmi fare delle foto subito si propongono come i fotografi.
Perché ognuno si crede bravo se ha una macchina fotografica, in tal caso, cari miei, posso esserlo anch'io.

mercoledì 28 ottobre 2009

La vecchia Cri

Era seduta sul terrazzo di un bar al centro della città, osservando i volti degli uomini seduti ai tavoli. Donna dignitosa di una età avanzata, che conosceva bene il suo mestiere, che crede che le sue esperienze si ricompensano con la giovinezza mancante. Bionda, con dei capelli ben tenuti, delicata, la pelle ormai già segnata dalle rughe, anche se era troppo truccata. Scollatura generosa copriva a malapena il seno che forse 30 anni fa era perfetto. Stava fumando una sigaretta lunga, sorridendo alla gente, offrendo un spettacolo ad ogni donna.
Non dimenticherò mai quando ho visto un marocchino avvicinarsi a lei. Si capiva che trattava sul prezzo, senza neanche sedersi e non rispettando nemmeno la privacy. Tutti osservavano la scena. Lei voleva prima andarsene, ma poi, calmandosi, accende una sigaretta. Come una vera signora ha finito il suo caffè, sorridendo.
In questo momento io osservavo il marocchino, lui aspettava fuori, poi arrabbiato sputò e se né andò. Lei si era alzata con aria trionfante, ma capivo il disaggio che sentiva dentro di lei.
Nonostante tutto guardava con dignità, le sue labbra tremavano. Un signore, vedendo la situazione, le ha offerto un bicchiere di champagne. Non so che cosa sentiva questa donna, forse la rabbia, forse voleva sfogarsi e iniziò a parlare.
"Qualcuno ha qualcosa da dire, signori? A qualcuno interessa quello che faccio nella vita? Mi chiamo Cristina. Beh, a volte la fortuna scappa, come si vede."-sorrideva lei-"Vi piacciono le donne come me? Solo ai marocchini, perché per loro non esistono né vecchie, né brutte. Il buon vecchio sesso è troppo primitivo. Nessuno non è più interessato ad una donna normale. Desiderate qualcosa di diverso, BDSM, fruste, corde, orgie. Questo va di moda oggi, vero? Sono professionista e sono fiera di esserlo. Il mio mestiere lo faccio bene. Grazie a Dio, tutti se né andavano via soddisfatti. Ma il mondo è cambiato. Ai miei tempi c'erano i veri uomini, appassionati e generosi. Amavano i giochi normali. Non ho nulla contro le perversioni. Ma ci sono le cose quali io non li farò mai. Sono sempre una donna..."
Non so che cosa le ha preso, all'inizio pensavo che forse ubriaca. Mi sono avvicinata, l'ho presa sotto il braccio, portandola via. Era ridicola, ma mi faceva pena.
Uscendo fuori dal bar, lei iniziò a piangere. Cosi ho conosciuto la vecchia Cri-Cri.
Volevo chiamare un taxi che la portasse a casa, lei mi invitò a casa sua. Ho accettato, capivo che in questo momento aveva bisogno di sostegno morale. Viveva in un bel appartamento. Girando per la casa ho notato alcune sue foto da giovane. Era una donna bellissima, faceva la modella e allo stesso tempo escort di lusso. Mi raccontava delle sue avventure con gli uomini importanti, politici e gente di spettacolo. E'arrivata in Italia da Ungheria troppo giovane, faceva una bella vita. Ma gli anni purtroppo passano e la vecchia Cri è rimasta sola, ormai gli uomini volevano le ragazze giovane e lei non era più richiesta.
E' stata comunque abbastanza intelligente per investire i suoi soldi nelle case. Non capivo perché continuava a fare le marchette, quando le bastava vivere con quello che aveva. Da quello che mi diceva, ho capito che lo faceva perché soffriva di solitudine, e forse anche di depressione. Non accettava il fatto di essere già vecchia. Mi ricordo i suoi consigli:"Ricordati, Ale, bisogna sempre fermarsi al tempo giusto, per non finire come me. Ti devi fare una famiglia per non rimanere sola nella vita. Anche se ho fatto dei interventi di chirurgia plastica, non è cambiato nulla, sono sempre una vecchia puttana."

domenica 25 ottobre 2009

Chi sono io?

Questa domanda me la sono fatta quando ancora ero bambina. Mi ricordo sdraiata sul pavimento, guardando il soffitto e mi domandavo:"Chi sono?" Provavo di vedermi nei modi e condizioni diversi e immaginavo come cammino per strada, come gioco con gli amici, come quando sarò più grande...
Nella mia mente scorrevano i pensieri e c'era qualcosa di strano. Mi sono vista con gli occhi degli altri. Me stessa, ma non esattamente per come mi vedo io nello specchio. Questo "io" è diventato cosi reale, come se fosse quella ragazza nello specchio viene dal mondo dei miei ricordi e fantasie.Dalla paura di quello che vedevo ho aperto gli occhi per tornare nella realtà. Ma qualche volta cerco ancora e ancora di ripetere l'esperimento.
Sono passati tanti anni e non sono più una bambina. Ma a volte, nel profondo dell'anima mi faccio la stessa domanda: "Chi sono io?"
Sono un essere umano. Una donna.
Posso essere dolce e affettuosa.
Posso essere rigida e forte, quando non voglio mostrare le mie debolezze.
Posso essere come il fuoco, aggiungendo i miei colori di passione e di emozioni.
Posso svegliarmi per correre e volare verso la vita... di rallentare, ricordando tanti piccoli cose importanti.
Posso regalare un sorriso ad uno sconosciuto, fare l'occhiolino ad un bambino triste, chiamare un amica "dimenticata"...
Forse non ho mai trovato la risposta, ma so che ho molte facce:io triste e divertente, tenera e dura, fredda e appassionata...

Io sono tre persone, a seconda di chi mi cerca.
La "Ragazza Ingenua", che guarda l'uomo con ammirazione e finge di essere impressionata dalla sue storie di potere e di gloria.
La "Donna Fatale", che attacca immediatamente coloro che si sentono insicuri e, cosi facendo, assume il controllo delle situazione, li mette a loro agio, dopo di ché non debbano preoccuparsi d'altro.
E, infine, la "Madre Comprensiva", che si prende cura di chi ha bisogno di consigli e ascolta, mostrando di capire tutto - storie che entrano da un orecchio ed escono dall'altro. Quale delle tre vuole conoscere?
"Lei".
("Undici minuti" Paulo Coelho)